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Il Fiore Artificiale nella tradizione napoletana

Il fiore artificiale ha una lunga tradizione anche in Italia. A Napoli, in particolare, la loro produzione si svolgeva nella zona del centro storico dove, accanto a quella dell'arte presepiale, la produzione floreale era una delle principali attività dei bottegai che lo popolavano. Molteplici erano gli utilizzi: venivano inseriti all'interno delle caratteristiche campane in vetro contenenti i Santi della tradizione cristiana, per addobbare le carrozze (e, successivamente, le automobili) che si recavano in pellegrinaggio presso Monte Vergine per rendere omaggio alla Madonna del monte, come addobbi per gli interni delle case e addirittura nel campo della moda. Nel periodo Liberty, il fiore finto era la caratteristica principale di scarpe, vestiti e cappelli da donna. Non era raro che fossero gli stessi sarti e stilisti a fornire la stoffa agli artigiani (utilizzata già per i vestiti) con la quale si sarebbero successivamente prodotti i fiori.

La produzione artigianale del fiore artificiale: il procedimento

Il segreto del procedimento della produzione dei fiori finti veniva tramandata di padre in figlio nelle famiglie di artigiani. Il processo era complesso e richiedeva un numero cospicuo di mano d'opera che spesso veniva reclutato tra la popolazione stessa del centro storico. In particolare, l'assemblaggio dei fiori veniva demandato alle donne che lavoravano nelle proprie abitazioni su commissione dei proprietari delle piccole fabbriche sparse in giro per la città. Per rendere l'idea della complessità del processo, analizziamo la nascita di una rosa in stoffa.

1. La scelta del materiale

La scelta della stoffa dipendeva principalmente dall' utilizzo finale del fiore. Solitamente si richiedeva un tipo di tessuto malleabile, di una grammatura non troppo pesante ma di buona qualità. I principali materiali utilizzati erano:

- Seta pura

- Taffetà

- Cotone

- Organza

- Carta (che richiedeva un procedimento differente)

Ogni materiale aveva delle caratteristiche peculiari che richiedevano accorgimenti differenti durante il processo di lavorazione.

2. La fase dell' "appretto"

L'appretto della stoffa è un procedimento che consiste nell'impiego di sostanze varie per conferire al materiale le proprietà desiderate per l'utilizzo che si richiede farne. Per il "pelle d'uovo" (un particolare tipo di tessuto di cotone molto fino) veniva utilizzata una miscela di amido di mais e gelatina (di diverso tipo, solitamente di origine naturale) dosati in maniera differente in base alla grammatura della stoffa. Per il velluto e per il raso la procedura era leggermente differente: la stoffa veniva prima posta su un telaio, inamidata e, successivamente, vi si applicava un foglio di carta velina che veniva incollato direttamente sul tessuto. Una volta terminato il procedimento, il materiale veniva messo ad asciugare e si preparava per la fase successiva.

3. Il taglio e la pressatura

Dopo il trattamento della stoffa, si cominciava a definire il petalo tagliando il materiale mediante l'utilizzo di stampi di varia forma: posta la "femmina" (solitamente in ottone) sotto il tessuto, si applicava una forte pressione con i l"maschio" (solitamente in ghisa riscaldata a più di 100 gradi) dando la forma finale al petalo. Una volta che la produzione di petali era ultimata, si passava all'assemblaggio.

4. L'assemblaggio del fiore

Per assemblare i fiori artificiali si partiva dallo stelo, formato da fil di ferro ricoperto da un nastro di carta colorata (solitamente verde o marrone), alla cui estremità veniva posta dell'ovatta o della carta morbida per creare il centro del bocciolo. A questo punto, i petali della rosa venivano disposti in ordine di grandezza (dai più piccoli ai più grandi) attorno ad esso, incollandoli mediante una miscela di colla di farina, biacca (che rendeva il composto bianco) alla quale veniva aggiunta gomma arabica sciolta precedentemente in acqua.

Nel caso in cui il bocciolo della rosa fosse aperto, non veniva creato il centro del fiore con dell'ovatta ma venivano utilizzati dei pistilli (fatti di cotone e con la punta di fecola di patate) che venivano acquistati da artigiani la cui produzione si concentrava esclusivamente su questa parte del fiore. Anche per la creazione delle foglie c'era un artigiano preposto. Si partiva da una stoffa verde o bianca (principalmente di raso, per la sua caratteristica lucentezza e colorata successivamente) che veniva tagliata e modellata per assumerne la forma. Per assemblarla allo stelo, si utilizzava uno "stelino" di ferro rivestito di carta che veniva fissato vicino allo stelo principale.

5. Il fiore di carta

Il fiore artificiale di carta si utilizzava quasi esclusivamente per articoli economici. I petali venivano tagliati mediante l'utilizzo di uno stampo, si inserivano nel fil di ferro per ultimarne la composizione e, successivamente, venivano immersi in una colla trasparente per indurirli. Una volta asciutti, si procedeva alla lucidatura mediante l’immersione in cera liquida e acqua fredda.

Il fiore artificiale oggi

Oggi, il fiore artificiale è utilizzato principalmente per ornamento di arredi interni, per composizioni con bomboniere, per creare sacchetti particolari, per adornare porta confetti e nell'ambiente della moda. La caratteristica del fiore in ambito bombonieristico è che viene utilizzato soprattutto il bocciolo di piccola taglia perché più elegante e meno invasivo.

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